UE, falla nella sicurezza: al meeting dei capi di stato entra Francesco Giuseppe

pass Francesco Giuseppe

Dal blog di Marco Di Blas scopriamo che ai vertici dell’Ue era presente anche l’imperatore Francesco Giuseppe!

Il semestre di presidenza europea dell’Austria si era aperto con il motto “Un’Europa che protegge”. La minaccia sottintesa era probabilmente quella dell’”invasione migratoria”, ma forse anche la minaccia della crisi, che continuava e continua ad affliggere molte delle economie europee. Nessuno aveva pensato anche alla sicurezza degli stessi organi istituzionali dell’Ue e ai vertici di ministri e capi di Stato e di governo che si sono tenuti in questo semestre su suolo austriaco. O, per meglio dire, sono state predisposte le consuete misure di vigilanza e prevenzione, che tuttavia non sempre si sono rivelate all’altezza.

La prova provata dell’insufficienza dei controlli è stata dimostrata dal fatto che a quelle riunioni – non sappiamo se a tutte o ad alcune soltanto – ha partecipato anche “Francesco Giuseppe”. Quale Francesco Giuseppe? Ma l’imperatore, ovviamente, tornato in vita per l’occasione, con tanto di barba e baffi, come era raffigurato nei ritratti ufficiali e nei francobolli nella sua tarda età.

È risultato, infatti, che quanto meno al meeting informale dei ministri degli affari esteri dei Paesi membri dell’Ue (in sigla “Gymnich”), uno degli ospiti si è presentato ai cancelli d’ingresso della Hofburg di Vienna, esibendo un pass ufficiale, con tanto di codice QR, con il nome “Franz Josef I”, incarico “Kaiser”, e una foto della faccia del vecchio imperatore, che lascia intravedere il colletto e i primi bottoni di una uniforme di gala bianca.

Gli addetti alla sorveglianza hanno sottoposto il pass al lettore ottico e hanno fatto entrare lo sconosciuto senza battere ciglio. Probabilmente, data la ripetitività dei controlli, non hanno nemmeno guardato la foto del pass. Se, anziché il faccione barbuto del Kaiser, ci fosse stato quello di Paperino, non se ne sarebbero accorti.

La riunione avveniva sotto la presidenza della ministra degli Esteri austriaca, Karin Kneissl (quella che pochi giorni dopo, alle sue nozze, avrebbe avuto ospite Vladimir Putin con un coro di cosacchi del Don al completo) e dell’Alta rappresentante dell’Ue per gli affari esteri e la sicurezza, Federica Mogherini, con la partecipazione del commissario Johannes Hahn, di casa in quanto austriaco. C’erano, naturalmente, tutti i ministri degli esteri dell’Ue, nonché quelli dei Paesi candidati a entrarvi: Albania, Macedonia, Montenegro, Serbia e Turchia (sì, anche la Turchia, benché le trattative di adesione si siano arenate ormai da oltre dieci anni). In discussione temi scottanti come la situazione in Medio Oriente, in Libia, in Siria, nello Yemen e in Iran.

Insomma, un vertice delicato, per le materie in discussione e per i partecipanti. E purtuttavia un tale, accreditato come “Franz Joseph I”, vi ha avuto libero accesso. Si è trattato senza dubbio di uno scherzo o di una provocazione. Ma cosa sarebbe potuto accadere, se quella falla nel sistema di sicurezza fosse stata sfruttata da un malintenzionato?

È una domanda che si è posta Ewa Dziedzic, deputata dei Verdi nel Bundesrat (la Camera dei Länder, organo del Parlamento con membri eletti dei consigli regionali, che assomiglia molto al Senato che avrebbe avuto l’Italia, se il referendum non avesse bocciato la riforma costituzionale voluta da Renzi), e che poi ha trasformato in un’interpellanza rivolta al cancelliere Sebastian Kurz. Nel documento la deputata Dziedzic chiede quanti di tali falsi pass di identificazione siano in circolazione, chi li abbia prodotti e se gli ospiti internazionali fossero stati informati del pericolo a cui erano esposti.

Non ci risulta, al momento, che Kurz abbia risposto. Un portavoce del governo, tuttavia, interpellato dall’agenzia di stampa Apa, ha precisato che il pass di Franz Joseph I risulta inattivo e che non si ha notizia di altri permessi falsi in circolazione.

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