A Trieste e Padova si studia la “fotosintesi artificiale”

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Un team di ricercatori internazionale alla ricerca del “quantasome” che cattura energia solare e genera ossigeno

Il lavoro nato da una collaborazione internazionale e diretto dalle Università di Trieste e Padova, segna oggi un passo in avanti decisivo.

Nature Chemistry

I risultati, pubblicati nella prestigiosa rivista Nature Chemistry, identificano alcuni componenti essenziali, una specie di “mattoncini “Lego”, dai quali costruire una architettura a più livelli, con una funzione simile a quella della foglia naturale. L’idea non è di creare una replica del perfetto sistema naturale, al contrario, quello che si propone è un approccio divergente, che esplori alternative artificiali disegnate con componenti robusti, versatili e regolabili, pronti per essere utilizzati su larga scala per applicazioni reali.

“Quantasome”

«Siamo risaliti ai primi studi di Emerson and Arnold (1932) and Park and Biggins (1964), e abbiamo capito quali sono i requisiti essenziali del sistema, da lì è partita la nostra ricerca del quantasome artificiale» Bonchio precisa che il “quantasome” è l’unità base responsabile del conversione dei fotoni solari. «L’abbiamo costruita mettendo insieme un modulo antenna che cattura l’energia solare integrata con un catalizzatore metallico che agisce generando ossigeno dall’acqua».

 

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