RSA San Giusto: Malasanità, politica e quotidiano: trio d’archi perfetto

presa di corrente bloccata con nastro adesivo

Presa di corrente bloccata con nastro adesivo

di Maria Luisa Runti

Le prese in giro e la distorsione della verità non le ho mai sopportate soprattutto se rivolte ad anziani, deboli e persone che non hanno o non possono avere voce. L’ articolo comparso ieri 12 agosto su “Il Piccolo”…. ne è un chiaro esempio.
(www.ilpiccolo.gelocal.it)

Il 5 giugno sono stata operata di protesi d’anca alla Casa di Cura Salus in regime di convezione. Struttura di eccellenza sia dal punto di vista medico che assistenziale e dei servizi. Due trasfusioni che mi hanno notevolmente debilitata ma le assidue terapie e cure hanno dato presto buoni risultati. Riabilitazione giornaliera dal giorno seguente all’ intervento. Il problema è iniziato quando è stato deciso il mio trasferimento alla RSA San Giusto per competenza di distretto. Arrivatavi la sera del 12 giugno ho firmato la dimissione volontaria il 14 sebbene volessi andarmene la sera stessa ma la cooperativa con mezzi attrezzati di cui mi sono servita dopo le 20 non fa più servizio e la Croce Rossa a mio carico sarebbe costata ben 40 €. Mi sono immediatamente resa conto che era una struttura “pre obitorio”. Anziani lucidi e vaganti con pannoloni sporchi poiché nessuno aveva tempo, e soprattutto voglia, di cambiarli. Certo carenza di personale per i motivi citati da “Il Piccolo” (focus del pezzo…) ma la metà di quei pochi era in giardino a fumare. In giugno di deambulatori nemmeno l’ ombra. Infatti ne avevo chiesto uno poiché faticavo a camminare con le stampelle e mi è stato chiaramente detto che non c’ erano e che potevo invece usare una sedia a rotelle. Piccola, bassa e stretta del tutto non idonea al mio caso che richiedeva sedie e letto alti nonché una tavoletta rialzata sul wc in bagno. Di ciò nessuna traccia. Soltanto un’unica comodina alta che mi è stata portata per la notte (La seconda non era dotata di vaschetta perciò non utilizzabile).

pannolone sul termosifone

pannolone sul termosifone

E gli altri operati della mia stessa patologia..? Non credo di essere stata l’unica visto che mi era stato detto che la struttura aveva dei moduli personalizzati per riabilitazione dopo interventi d’ anca. Cibo scarso e difficoltà ad avere acqua e pane dopo ripetute richieste. Iniezioni fatte senza disinfettante perché non serve… e non sempre la mia terapia prescritta dalla Salus in dimissione veniva osservata. O mancava un farmaco o un altro. Igiene nei bagni scarsa. Pannoloni usati lasciati sui termosifoni per lunghe ore e polvere ovunque. Nei termosifoni almeno 3 cm di ciuffi polverosi di cui uno con le uova di piccoli insetti in “free walking”, come si nota bene nella foto scattata.

uova di insetti sul termosifone

uova di insetti sul termosifone

Fili elettrici dei campanelli d’ emergenza e luce scoperti (metti un corto circuito, un incendio… come si sarebbe salvata l’ anziana accanto a me, lucidissima ma immobile per lesioni alla colonna vertebrale? Cremata prima di morire??) nonché interruttore collegato al telecomando del letto non funzionante e fissato al muro con scotch da imballaggio (nemmeno nastro isolante!). Per usare il telecomando bisognava appoggiare il ventre contro il comodino per non cadere e premere sul muro l’ interruttore con la mano sinistra e con la destra, appunto, il telecomando. Due tapparelle su tre non funzionanti. Ormai non potevo che attendere il giorno seguente per vedere come sarebbe funzionata la riabilitazione in palestra. Spettacolo da “Deserto dei Tartari”. Una decina di anziani sulle sedie a rotelle senza far nulla per l’ ora che ho trascorso là (9.30 – 10.30).

pulsanti pericolosi

pulsanti pericolosi bloccati con scotch e fili a vista

Alcuni dormivano altri, desolati, attendevano che giungesse il loro turno… un unico fisioterapista attivo per tutti (un altro era fisso al pc) con una stagista pressoché muta ed inesistente. Mi veniva mostrato come fare un esercizio per qualche minuto eppoi ero abbandonata alla mia volontà sino alla dimostrazione del prossimo esercizio. Ed alla via così.. modulo personalizzato??? Mi sono autodimessa pur sapendo di andare incontro a spese pesanti che con la pensione statale di universitaria non sono certo facili da gestire. Quando ho detto che sono giornalista il trattamento e cambiato dal nero al bianco. Troppo tardi.

Unica nota positiva la Dottoressa che ha firmato le mie dimissioni e che mi ha dato una piccola scorta di tutti i farmaci che mi erano necessari. Mi è stato detto che la riabilitazione la potevo fare anche a casa con una fisioterapista del distretto (mai segnalatomi in precedenza) come è poi avvenuto. Ho dovuto rinunciare ad andare alla loro palestra perché il servizio trasporto viene fatto da una volontaria con il suo mezzo personale non attrezzato (ed adibito anche al trasporto dei suoi cani).

La regione non dispone di mezzi all’ uopo o non li mette a disposizione. Così mi è stato detto e non ho approfondito. Vorrei inoltre conoscere il motivo per cui una Casa di Cura convenzionata e non a gestione regionale (ad es. Casa Verde – Sanatorio Triestino, dove è stata ricoverata la mia compagna di stanza alla Salus per distretto di appartenenza) ha un trattamento dei pazienti del tutto diverso e migliore come beneficiarli con una doccia e crema idratante o una passeggiata nel parco con il fisioterapista.

Con il ritorno a casa i miei problemi si sono in buona parte risolti ma il pensiero era puntato su quelle povere persone costrette a vivere alla San Giusto, molte erano disabili e quindi impotenti. In diverse mi hanno chiesto di scrivere per denunciare tale penosa situazione di fatto. Ho pensato che il quotidiano locale avesse più peso di uno di quelli online per cui scrivo sebbene nel settore artistico. Mi sono rivolta alla redazione cronaca de “Il Piccolo”. Dopo circa 3 settimane di contatti mi hanno mandato una bravissima giornalista con cui ho avuto un colloquio di circa due ore. Poi nuovamente silenzio. Il mio chiodo fisso erano quei poveri anziani poiché a giugno non funzionava nemmeno l’ aria condizionata. Dopo varie insistenze mi è stato proposto un colloquio con tre rappresentanti dei 5 Stelle. Quelli citati nell’ articolo. Ho accettato volentieri raccontando per l’ ennesima volta le stesse cose. È stato fatto un sopralluogo il cui risultato lo potete leggere su “Il Piccolo” dd. 12/8 www.ilpiccolo.gelocal.it

Un paio d’ ore non sono due giorni di vissuto di un paziente che ha subito un intervento pesante. Dopo due mesi può essere che alcune cose siano migliorate. (Non appena scattate le foto avevo avvertito la Direzione Sanitaria della Salus). Certo ho scordato che siamo in campagna pre elettorale per le prossime regionali e quindi va tutto bene a parte qualche lieve carenza…
I Consiglieri Comunali sono stati più obiettivi.

Dott.ssa Maria Luisa Runti
Coordinatore Provinciale “Centro Democratico”

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