Johann Winckelmann, l’archeologo e storico d’arte che fu assassinato a Trieste

Johann Winckelmann

Gli hanno dedicato una scala, a Trieste, nei pressi di San Giusto, Ma chi era Johann Winckelmann? Quale terribile sorte gli riservò il destino, proprio nella nostra città?

Johann Joachim Winckelmann (Stendal, 9 dicembre 1717 – Trieste, 8 giugno 1768) è stato un bibliotecario, storico dell’arte e archeologo tedesco.

Appassionato di letteratura e di arte greca, dopo aver studiato alle università di Halle e di Jena, Winckelmann si recò a Roma dove divenne soprintendente alle antichità (1764) e poté dedicarsi allo studio della cultura classica.

Considerato uno fra i massimi teorici ed esponenti del Neoclassicismo, Winckelmann sostenne un’arte basata sul senso dell’armonia, su una «nobile semplicità e quieta grandezza»: i suoi ideali ebbero vastissima eco nella cultura del tempo, soprattutto nelle arti figurative, influenzando artisti del calibro di Canova, Mengs, David.

Nacque in una famiglia di umili origini: il padre Martin era un povero maestro calzolaio, mentre la madre Anna Maria Meyer era la figlia di un tessitore. Winckelmann, pur vivendo una fanciullezza segnata dagli stenti e dalla miseria, già da bambino fu caratterizzato da una grande forza di volontà ed abnegazione, virtù con le quali riuscì a sormontare quegli ostacoli che gli impedivano di attendere agli studi.

Segnalandosi già al Koellnisches Gymnasium di Berlino per la sua vivace intelligenza, Winckelmann proseguì gli studi all’Altstädtisches Gymnasium di Salzwedel per poi dedicarsi a partire dal 1738 allo studio della teologia nell’università di Halle. Winckelmann, tuttavia, ben presto comprese che non voleva affatto diventare cardinale, anche alla luce del suo grande interesse per la cultura greca, che coltivò autonomamente seguendo le lezioni di Alexander Gottlieb Baumgarten, il celebre filosofo che coniò il termine «estetica».

Nel 1740, con la volontà di intraprendere la carriera medica, Winckelmann abbandonò l’università di Halle e passò quella di Jena, dove studiò medicina e matematica. La mancanza di mezzi economici adeguati lo costrinse tuttavia ad accettare un posto da precettore presso la famiglia Lamprecht, a Hadmersleben; nel 1743 divenne invece rettore associato presso la scuola di Seehausen, ad Altmark. Fu solo nel 1754 che, grazie alla sua cultura certamente non comune, Winckelmann trovò finalmente una professione adeguata alle sue inclinazioni, come bibliotecario presso il conte dell’impero Heinrich von Bünau a Nöthnitz, nei pressi di Dresda. La biblioteca del von Bünau, che comprendeva 40,000 volumi, fu fondamentale per l’erudizione di Winckelmann, che qui poté finalmente soddisfare la sua fame insaziabile di letture, oltre a coltivare quella rete di conoscenze e di rapporti che gli gioverà in futuro. In questo ambiente colto e aristocratico Winckelmann divorò i testi di Omero, Sofocle, Erodoto, Platone e Senofonte: egli, pertanto, iniziò ad essere animato dalla volontà di approfondire la conoscenza dell’arte classica e di affrontarne i problemi conseguenti.

La naturale conseguenza di questi propositi fu la volontà di recarsi a Roma, epicentro degli studi classici del tempo. Il viaggio capitolino fu preceduto da un periodo di intensa attività del Winckelmann nel disegno, e dalla pubblicazione del Gedanken über die Nachahmung der griechischen Werke in der Malerei und Bildhauerkunst (Pensieri sull’imitazione delle opere greche in pittura e scultura), saggio fondamentale per lo sviluppo del Neoclassicismo.

Divenuto «soprintendente alle antichità di Roma» nel 1764, il 12 maggio 1768 Winckelmann si recò in Germania e infine a Vienna, dove venne ricevuto con grandi onori dall’imperatrice Maria Teresa e dalla corte imperiale, ricevendo in dono perfino alcune medaglie d’oro e d’argento. Sulla via del ritorno Winckelmann sostò presso la Locanda Grande – Grand Hotel Duchi d’Aosta – di Trieste, in attesa di una nave per Ancona da dove avrebbe raggiunto Roma. Questa sosta, tuttavia, fu fatale: la mattina dell’8 giugno 1768 il vicino di camera Francesco Arcangeli, un cuoco pregiudicato nativo di Pistoia, accoltellò brutalmente Winckelmann con l’intenzione di derubarlo delle medaglie ricevute in regalo alla corte viennese. Mortalmente ferito, Johann Joachim Winckelmann morì sette ore dopo l’aggressione: oggi il suo corpo riposa nella cripta comune della Confraternita del Santissimo Sacramento, presso il sagrato della Cattedrale di San Giusto a Trieste.

Per approfondire si consiglia la lettura del libro (in lingua tedesca): http://www.verlagshaus-roemerweg.de/Weimarer_Verlagsgesellschaft/Klaus-Werner_Haupt-Johann_Winckelmann-EAN:9783865397188.html

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