Orpo che Arpa! Ferriera, un problema grande come un’ARPA

Ferriera di Servola inferno

Riceviamo il seguente comunicato:

Per la Regione innanzitutto, e poi per la nostra comunità, l’ARPA è oggi il problema.
Un controsenso visto che dovrebbe esser parte importante della soluzione.
A partire dal 9 giugno di tre anni fa quando nell’ufficio dell’assessore regionale all’Ambiente, Sara Vito, – a proposito che fine ha fatto?- il vicedirettore Franco Sturzi chiese a Romano Pezzetta e Maurizio Fogar lumi sugli impianti della Ferriera che lui, responsabile del gruppo di controllo, ammetteva candidamente di non conoscere.
Per proseguire con la firma del verbale ispettivo del 13 settembre 2016 sugli impianti della Ferriera, in particolare sull’Altoforno, dove assieme, tra gli altri a Comune e Vigili del Fuoco, accertava che la proprietà aveva eseguito i lavori e che gli stessi soddisfavano pienamente le prescrizioni dell’AIA.
Smentito nei mesi più volte dalla stessa proprietà che annunciava la necessità di fermare l’impianto per urgenti lavori (sostituzione della Bocca, del refrattario e del crogiuolo: dal costo di una ventina di milioni di euro, che subito l’amico Piccolo descriveva come “orinaria manutenzione”) e salvo contraddirsi pochi giorni fa quando il medesimo Sturzi, in chiara dissociazione con se stesso, dichiarava alla stampa che “l’ altoforno è oramai a fine corsa”.
A ulteriore dimostrazione della incapacità dell’ARPA ad effettuare un reale e tempestivo controllo sullo stabilimento, ed a conferma che non ne conoscono criticità e ciclo produttivo, vanno ascritti gli interventi del “giorno dopo”. Ovvero sempre a posteriori dopo il verificarsi di “episodi anomali”, che definirli tali dopo il costante e continuo ripetersi degli stessi, appare penoso ed irricevibile, salvo che non si voglia fare da spalla alle risibili giustificazioni della proprietà, insomma come Mario Castellani (l’onorevole Trombetta) con Totò.
Per la Regione dopo il caso Agapito, da noi denunciato anche in Procura e nel servizio delle Iene sempre tre anni orsono, oggi il problema più urgente, se si vuole anche tentare di ridare una parvenza di credibilità ad un’ARPA oggi derisa dalla pubblica opinione, è risolvere rapidissimamente la questione dei controllori dell’Agenzia regionale, anche perché appare francamente difficile accettare che questi signori siano gli stessi a cui è affidato il controllo del rispetto della recente diffida regionale…
E venendo alla paginata di oggi sull’incontro romano a verifica dell’accordo di programma.
Piace notare, ma solo noi che al Piccolo non colgono, che Arvedi dopo essersi lamentato pubblicamente per mesi sulla lentezza dell’arrivo da parte delle pubbliche amministrazioni delle autorizzazioni necessarie per la costruzione del megacapannone del Laminatoio. Dopo averne iniziato la costruzione in assenza delle stesse, per la fretta di avviare la produzione, oggi, che l’impianto lavora a circa un terzo delle sue capacità teoriche, si accorge ad un anno e passa, che gli manca un pezzo (!).
Ora se questo è il modo di procedere, in perdurante assenza pure di un vero piano industriale sulla Ferriera, è meglio che il cavaliere rimonti a cavallo e se ne ritorni nella sua Cremona tenendosi stretti stretti i soldini pubblici incassati qui ed alla BEI.
E che tutta l’area sia consegnata rapidamente a Zeno D’Agostino per far decollare il progetto del nuovo Porto, per cui sono immediatamente disponibili finanziamenti e l’assunzione di mille lavoratori.

Maurizio Fogar

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