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Aprilija Lužar e Lela B. Njatin in conversazione con Lilijana Stepančič

Giovedì 26 gennaio 2017 Aprilija Lužar e Lela B. Njatin in conversazione con Lilijana Stepančič
alle 18.30 allo Studio Tommaseo di Trieste

Aprilija Lužar e Lela B. Njatin in conversazione con Lilijana Stepančič

Trieste Contemporanea ospita un evento speciale giovedì 26 gennaio alle 18.30: le artiste Aprilija Lužar e Lela B. Njatin saranno in conversazione con la curatrice Lilijana Stepančič.

Aprilija Lužar e Lela B. Njatin sono nate in Slovenia nello stesso anno – 1963 – e la loro attività artistica si svolge prevalentemente a Lubiana e nella piccola città slovena di Kočevje.
Le artiste dialogheranno allo Studio Tommaseo con la curatrice Lilijana Stepančič riguardo la loro posizione nell’art system sloveno, caratterizzato dalla dominanza di gallerie pubbliche senza sufficienti risorse produttive, organizzazioni non governative che soddisfano gli interessi di piccoli gruppi chiusi di artisti e gallerie private attive nel mercato dell’arte.
L’occasione di questo incontro triestino sarà anche la proposta di una mostra a due per un giorno.

Di seguito un estratto della presentazione di Lilijana Stepančič per la mostra:
“Aprilija Lužar e Lela B. Njatin sono attive nel mondo dell’arte da più di tre decenni ma sono state presentate insieme solo recentemente alla mostra The Trails of Dematerialised Bodies, nel 2015 durante il festival City of Women, a Lubiana. Erano in mostra due loro opere che infatti verranno proposte a Trieste il 26 gennaio: l’installazione sonora Traveller 1001 x 1 Red Shoe A di Aprilija Lužar e il dittico ready-made intitolato The Promise of Truth. The Portrait of a Mother and The Path of All Living di Lela B. Njatin. Il soggetto di entrambi i lavori è una donna che cammina, senza la diretta rappresentazione del corpo fisico o la direzione del movimento, a raccontare le relazioni complesse e il ruolo della donna all’interno della società contemporanea.
L’installazione di Aprilija Lužar è realizzata con suoni e parole reali: un rumore di passi e delle voci riempiono lo spazio della galleria con ripetitività e ritmo. L’opera può essere collocata a metà strada tra una composizione sperimentale e una installazione sonora immateriale, realizzata con pochissimi elementi. I passi sono stati registrati tra il 2005 e il 2007, in un edificio sulla Ulica Kralja Držislava a Zagabria, dove si trovano gli uffici di ROSA (Centro per le donne vittime di guerra), il WOMEN Support Center e il Kontra – Lesbian Group. Altre registrazioni sono state effettuate a Lubiana, a Dolnja Briga nei pressi di Kočevje e a New York. Il rumore di passi è interrotto dall’imprecazione di una attivista femminista e da una brevissima conversazione tra la femminista Nela Pamukovic l’artista. Anche se i suoni sono registrati in luoghi reali e riconoscibili, l’opera non ha carattere documentaristico, è generica, astratta: il pubblico non sa dove la donna sia diretta, dove si trovi e con chi stia parlando. L’opera presenta la storia di una donna e il suo inserimento nell’ambiente sociale, per molti anni temi centrali nell’attività e ricerca artistica di Aprilija Lužar. I passi della donna sono stretti da un un laccio, risuonano rigidamente sul pavimento, gli echi sono inarrestabili, parlano di una donna ferita e ai margini della società, che deve lottare per i suoi diritti.
Il dittico ready-made di Lela B. Njatin è immerso nei suoni dell’installazione di Aprilija Lužar che riempiono lo spazio della galleria. Due paia di scarpe molto simili, ma non identiche, sono esposte su un tavolo, in un vassoio rettangolare in legno che è il richiamo a una fontana rettangolare con la scultura modernista “Ragazza con il fischietto” di Stane Jarm che si trova sulla piazza di fronte al blocco di appartamenti a Kočevje dove l’artista e sua madre vivevano. Queste coppie di scarpe molto comuni, in due cornici di legno, non possono essere toccate perché coperte dalla teca di vetro della galleria, secondo l’insegnamento di Marcel Duchamp. Il dittico è una narrazione simbolica della biografia dell’artista e sua madre. Le scarpe sono simili, confortevoli e adatte per passeggiate a piedi, rappresentano un lungo viaggio e la complessa relazione madre/figlia, le differenze e le somiglianze nel loro ruolo biologico, generazionale e culturale.”

Aprilija Lužar è un’artista e un’attivista femminista impegnata nel sociale. Le sue opere trattano la violenza sulle donne, il ruolo della donna nella società e l’attivismo per i diritti omossessuali. Ha studiato alle Accademie di Belle Arti di Sarajevo e di Lubiana. Realizza dipinti, performance, opere sonore, progetti partecipativi e installazioni.
Lela B. Njatin è una giornalista, scrittrice e artista visiva, laureata alla Facoltà di Lettere di Lubiana. Tra il 1975 e il 1985 è stata membro dei collettivi artistici di arte concettuale Westeast, Maj 75 e Signalizam. Dal 2010 realizza installazioni interdisciplinari, performance, progetti partecipativi e anti-monumenti.
Lilijana Stepančič è storica dell’arte, sociologa ed economista. È stata direttrice del Centro internazionale di arti grafiche, dell’Open Society Institute-Slovenia e del Soros Centre for Contemporary Arts a Lubiana. È stata membro del Consiglio Nazionale per la Cultura della Repubblica di Slovenia e uno dei membri fondatori di Manifesta.


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