Giornate FAI di Primavera 2016 – sabato 19 e domenica 20 marzo

giornate-fai-di-primavera-2016

24a EDIZIONE GIORNATE FAI DI PRIMAVERA
sabato 19 e domenica 20 marzo 2016
Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica

In Friuli Venezia Giulia 28 visite straordinarie a offerta libera 3 aperture esclusive e corsie preferenziali per iscritti FAI
Da Capriva del Friuli a Cividale del Friuli, da Gemona del Friuli a Gorizia, da Palmanova a Pordenone, da Trieste a Udine

È un weekend che non somiglia a nessun altro. E si riconosce subito: centinaia di migliaia di persone escono di casa e occupano l’Italia, scoprendone aspetti inediti e insoliti grazie alla possibilità di conoscere luoghi che non si possono visitare e storie che non vengono mai raccontate. E gli oltre 8.500.000 italiani che hanno partecipato negli anni scorsi conoscono bene le emozioni che si provano solo durante le Giornate FAI di Primavera, la cui 24a edizione è in programma sabato 19 e domenica 20 marzo 2016. In Friuli Venezia Giulia, nel 2015, nonostante il meteo molto incerto, l’iniziativa ha totalizzato oltre 15 mila visitatori nei 21 beni aperti nelle 4 province.
A livello nazionale il 2016 prevede oltre 900 visite straordinarie a contributo libero in 380 località in tutte le regioni d’Italia. Le Giornate FAI di Primavera si confermano così il più importante evento di piazza dedicato ai beni culturali, una grande festa che si svolge fuori e dentro di noi. Fuori ci sono i luoghi dove darsi appuntamento per “riconoscersi” e vivere la gioia della cultura, tutti insieme in una serena atmosfera di condivisione. Dentro ci siamo noi, con le nostre storie e con la nostra curiosità a personalizzare ciò che vediamo.

In Friuli Venezia Giulia anche quest’anno il catalogo delle aperture è molto vario e ricco di proposte con 28 visite straordinarie a contributo libero e 3 aperture esclusive per i soci FAI in 8 località: Capriva del Friuli, Cividale del Friuli, Gemona del Friuli, Gorizia, Palmanova, Pordenone, Trieste e Udine. Si tratta di luoghi che rappresentano vari aspetti della regione, dall’arte all’industria, dalla vita sociale al paesaggio, resi fruibili ai visitatori grazie all’impegno e alla disponibilità di circa 200 volontari e di 1000 Apprendisti Ciceroni®, studenti delle scuole superiori appositamente formati dal FAI, dai loro professori e da esperti storici e storici dell’arte nel corso dei mesi scorsi, che faranno da guida ai partecipanti.

In due località, le Giornate FAI di Primavera avranno un significato particolare:

a Gemona del Friuli, dove ci sarà un percorso, sviluppato in collaborazione con il Comune di Gemona, per celebrare il 40° anniversario del terremoto e per raccontare la storia del sisma e della ricostruzione, con l’apertura del Convento di Sant’Antonio, il Duomo di Santa Maria Assunta e il suo Lapidario, il Convento di Santa Maria degli Angeli, la Chiesa Di Santa Maria Del Fossale, il Castello e il Lab Terremoto;

a Trieste, dove verrà aperto il Porto Vecchio, sia nella parte doganale in cui vige ancora il regime di Punto Franco, sia in quella in cui già vige la sospensione, in particolare gli edifici del Magazzino 26, della Centrale Idrodinamica e della Sottostazione Elettrica. Un progetto realizzato grazie al sostegno dell’Autorità Portuale di Trieste, del Comune di Trieste e della Provincia di Trieste, che renderà visitabile anche aree che pochissime persone hanno avuto modo di visitare nel corso degli anni. Nella parte doganale la visita sarà effettuata a bordo di bus in partenza ogni 15 minuti, dalle 9 alle 17.15, da Largo Santos fino al Magazzino 26, e sarà obbligatorio prenotarsi via email a gfpfvg@gmail.com o via tel 340-7546609 e 344-1591866 (da lunedì a venerdì, orario 9.30-13 e 15-18) fornendo: Nome, Cognome, Luogo e Data di Nascita, Estremi del Documento di Identità in corso di validità (solo carta d’identità e passaporto, no patente). Le richieste saranno accolte fino a esaurimento dei posti disponibili.

I partecipanti delle Giornate FAI di Primavera avranno quindi modo di ascoltare per la prima volta in maniera dettagliata le vicissitudini dei luoghi simbolo di due momenti di “rinascita” del nostro territorio: uno appunto già avvenuto dopo i due terribili eventi tellurici del 1976, e uno che tutti ci auspichiamo avvenga grazie alla sdemanializzazione del Porto Vecchio.
Inoltre, come accaduto 40 anni fa, quando la popolazione di tutta la regione si strinse intorno ai luoghi danneggiati dal terremoto andando in loco a “dare una mano”, durante le prossime Giornate FAI di Primavera un gruppo di giovani volontari del FAI provenienti da tutto il Friuli Venezia Giulia saranno a Gemona per aiutare la Delegazione FAI di Udine a tenere aperti i beni. Ancor più che in passato quindi, il FAI sente di mettersi a servizio della cittadinanza e, in sinergia con le Istituzioni deputate alla gestione dei luoghi oggetto di ogni apertura, aiutare il maggior numero di persone a comprenderne il valore passato, presente e soprattutto futuro.

Oltre a Gemona e Trieste, in regione verranno anche aperti:

in provincia di Gorizia: a Capriva del Friuli la Fondazione Villa Russiz e a Gorizia la Villa Padronale Della Famiglia Ritter, la Sede Della Camera Di Commercio Industria Artigianato, Palazzo Attems – Santacroce, la Chiesa Metodista Protestante
in provincia di Pordenone: a Pordenone il Museo Civico D’arte a Palazzo Ricchieri, l’esterno di Villa Galvani, il Museo Diocesano d’Arte Sacra e la Galleria Harry Bertoia
in Provincia di Udine: a Cividale del Friuli la Chiesa di San Francesco e la Chiesa Di San Pietro Ai Volti (ex Monastero Dei Cappuccini); a Palmanova Palazzo Del Monte di Pietà, Palazzo dei Provveditori Generali con annessa Loggia della Gran Guardia e Piramide della Verginità; a Udine Palazzo Antonini-Mangilli, Casa Tinghi, il Convento di San Francesco della Vigna, Palazzo Orgnani, il Rifugio Antiaereo del Giardino Del Torso.

Le aperture speciali riservate agli iscritti FAI in Friuli Venezia Giulia saranno:
a Cividale del Friuli la Chiesa di San Giovanni Battista (ex-monastero di Santa Maria in Valle)
a Udine: il Duomo, la sagrestia dei canonici e la cappella Arcoloniani e Palazzo Orgnani con il suo giardino segreto.
Le Giornate FAI di Primavera sono infatti aperte a tutti, ma un trattamento di favore viene riservato agli iscritti FAI – e a chi si iscrive durante le Giornate – a chi sostiene la Fondazione con partecipazione e concretezza. Perché iscriversi al FAI è un gesto civile e al tempo stesso un beneficio: conviene a se stessi e fa bene all’Italia.
Molte cose non sono le stesse, nei due giorni di aperture eccezionali organizzate dal FAI: gli italiani non si innervosiscono mentre sono in coda in attesa di visitare un luogo, ma ne approfittano per confrontarsi e condividere esperienze; gli adulti non sono coloro che trascinano i giovani, ma al contrario sono i giovani, volontari e Apprendisti Ciceroni del FAI, a guidare gli adulti, accompagnandoli nelle visite e raccontandone le storie. E tanti luoghi si trasformano: da chiusi e invisibili ora si aprono, da ignoti diventano noti e anche quelli che fanno parte della vita di tutti i giorni (stazioni ferroviarie, fabbriche, porti) vengono raccontati e si svelano ricchi di sorprese.
Per il secondo anno consecutivo le Giornate di Primavera chiudono la settimana di raccolta fondi dedicata dalla Rai ai beni culturali in collaborazione con il FAI. Dal 14 al 20 marzo infatti la Rai racconterà luoghi e storie che testimoniano la varietà, la bellezza e l’unicità del nostro patrimonio: una maratona televisiva a sostegno del FAI, per conoscere e amare l’Italia ma soprattutto per promuovere attivamente la partecipazione. Tutti potranno essere protagonisti del grande progetto Insieme cambiamo l’Italia. Ricordiamocelo! inviando un sms o chiamando il 45599. Una settimana in cui ogni giorno ci sarà un motivo in più per sentirsi orgogliosi di essere italiani. Con il Patrocinio di Rai – Segretariato Sociale.

Difendere e amare il nostro patrimonio artistico e ambientale non riguarda solo noi italiani. Per questo, con il progetto “Arte. Un ponte tra culture” in tutt’Italia verranno riproposte le visite guidate in lingua, ideate per dar modo ai cittadini di origine straniera di servirsi della cultura come ulteriore strumento di integrazione sociale. Un’iniziativa che favorirà quella comprensione e quella comunanza di spirito così necessaria nel nostro Paese, oggi più che mai. I luoghi dove saranno proposte queste guide speciali sono circa 140, il doppio dello scorso anno, a riprova del sempre più esteso impegno della Fondazione anche in questo ambito. In Friuli Venezia Giulia visite guidate in lingua inglese, tedesca e slovena a Gorizia e in lingua inglese, slovena e cinese mandarino a Trieste.
In occasione delle Giornate di Primavera molti beni del FAI – da Villa Necchi Campiglio a Milano al Giardino della Kolymbethra nella Valle dei Templi di Agrigento, da Casa Noha a Matera all’Abbazia di San Fruttuoso a Camogli (GE), dal Bosco di San Francesco ad Assisi (PG) a Villa Panza a Varese e ancora Parco Villa Gregoriana a Tivoli (RM) – accoglieranno i visitatori con particolari allestimenti e interessanti iniziative per celebrare l’arrivo della bella stagione: in programma mercatini di florovivaismo, stand di artigianato locale, laboratori creativi, escursioni guidate in bicicletta e visite speciali.
Per l’elenco completo delle 900 aperture dal 9 marzo è possibile consultare il sito www.giornatefai.it o telefonare al numero 02 467615270. Le versioni i-Os e Android dell’APP FAI sono scaricabili gratuitamente dagli store di Apple e Google. Facile e intuitiva, l’app geolocalizzata riconosce la posizione dell’utente e indica la mappa dei luoghi più vicini da visitare. Invitiamo tutti a diffondere in rete la notizia di questo evento che permette di scoprire un’Italia diversa utilizzando gli hashtag #giornatefai e #faicambiarelitalia

Le straordinarie aperture dell’edizione 2016 di Giornate FAI di Primavera in Friuli Venezia Giulia sono rese possibili grazie a
IN PROVINCIA DI GORIZIA
Con il patrocinio di: Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Comune di Gorizia
Con il supporto di: Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, Villa Attems, Rotary Gorizia
Hanno inoltre collaborato: APT Gorizia; Ass. Il Concerto; Due Erre Produzioni Multi- mediali; Associazione Commercianti di Gorizia; Camera di Commercio Industria e Artigianato di Gorizia; Confindustria Venezia Giulia; Fondazione Villa Russiz; Interact Monfalcone Grado; Rotaract Gorizia; Rotaract Monfalcone Grado; Campus CIELS.
Apprendisti Ciceroni© degli Istituti di Gorizia: Polo Tecnico ISIS “G. Galilei – N. Pacassi – E. Fermi”; Polo liceale ISIS “D. Alighieri – S. Slataper – Duca degli Abbruzzi”; ISIS “G. d’Annunzio – M. Fabiani”; Polo liceale sloveno ISIS “S. Gregoric – P. Trubar”
IN PROVINCIA DI PORDENONE, A PORDENONE
Con il patrocinio di: Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Comune di Pordenone
Con il supporto di: Centro Diocesano
Hanno inoltre collaborato: Direttori dei Musei aderenti all’iniziativa; Dirigenti Scolastici degli Istituti Superiori Apprendisti Ciceroni© degli Istituti Superiori di Pordenone
IN PROVINCIA DI TRIESTE, A TRIESTE
Con il patrocinio di: Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
Con il supporto di: Autorità Portuale di Trieste
Con la collaborazione di: Provincia di Trieste
Il Comune di Trieste ha approvato il programma delle attività in un’ottica di valorizzazione del patrimonio storico-culturale-turistico della città, con il coinvolgimento e formazione di giovani, favorendo l’integrazione con le attività di sviluppo turistico già avviate con particolare riferimento alla fruibilità della città
Si ringrazia per il supporto locale: Prof.ssa Diana Barillari; prof.ssa Antonella Caroli; ing. Pier- paolo Ferrante; prof. Roberto Spazzali; arch. Pietro Valle; Dirigenti Scolastici, volontari, docenti referenti e accompa- gnatori degli Istituti coinvolti; Associazione Vigili del Fuoco di Trieste; Associazione Trieste Altruista
Ha inoltre collaborato: Università degli Studi di Trieste
Apprendisti Ciceroni© di: Istituto “L. Galvani”; Istituto “L. da Vinci – G.R. Carli – S. de Sandrinelli”; Istituto “M. Fabiani – G. Deledda”; Istituto Nautico “T. di Savoia”; Istituto “A. Volta”; Liceo Artistico “E. e U. Nordio”; Liceo Scientifico “G. Galilei”; Liceo scientifico “G. Oberdan”; Liceo Scienze Umane e Musicale “G. Carducci”; Liceo Classico e Linguistico “D. Alighieri”; Liceo Classico e Linguistico “F. Petrarca”; Liceo Scientifico “Preseren”; Liceo Scienze Umane “A. Slomsek”; Istituto “Ziga Zois”
IN PROVINCIA DI UDINE
Con il patrocinio di: Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Provincia di Udine, Comune di Udine, Comune di Palmanova, Comune di Gemona del Friuli, Comune di Cividale del Friuli
Si ringrazia per il supporto locale: per Udine: Dottoressa Liliana Cargnelutti; per Palmanova: Comune di Palmanova; Prof. Daniela Galeazzi
Hanno inoltre collaborato:
Per Udine: Dirigenti scolastici e professori degli Istituti Superiori di Udine “Bertoni”, “Copernico”, “Deganutti”, “Marinelli”, “Marinoni”, “Percoto”, “Sello”, “Stellini”, “Stringher”, “Uccellis”, “Zanon”; Dott. ssa Maria Beatrice Bertone, direttore del Museo del Duomo; Archi- vio di Stato di Udine, ADI FVG (Associazione per il Disegno Industriale FVG); CAI; FIAB; Famiglia Orgnani Perrotta; XII Forze Armate; Cism; Arch. Massimo Bortolotti; Pasticceria Folegotto; Presidente Club Unesco Udine
Per Gemona: Ufficio IAT@gemonaturismo; Associazione S.A.C. “V. Ostermann”; Ecomuseo delle Acque del Gemonese; Pieve di Santa Maria Assunta; Santuario dei frati minori di Sant’Antonio da Padova; Convento delle suore francescane del Sacro Cuore; ISIS “Magrini – Marchetti”
Per Cividale del Friuli: Mons. Livio Carlino; Prof. Claudio Mattaloni; Dirigenza e Insegnanti del Convitto Nazionale “Paolo Diacono”; Comune di Cividale del Friuli
Apprendisti Ciceroni© di:
Per Udine: Liceo “Percoto”; ITC “Zanon”; Liceo Artistico “Sello”; Liceo Classico Europeo; Liceo Classico “Stellini”; Istituto “Stringher”; Liceo Scientifico “Copernico”; Istituto “Bertoni” ;
Per Gemona: Educandato Statale “Uccellis”; Liceo Artistico “Sello”; ISIS “Magrini – Marchetti” di Gemona del Friuli; IT “Marinoni”; ITC “Deganutti” ; SIS “Magrini – Marchetti” di Gemona del Friuli
Per Cividale del Friuli: Liceo Classico e Liceo Scientifico del Convitto Nazionale “Paolo Diacono”
Per Palmanova: Scuola Superiore “Mattei Einaudi”

DELEGAZIONE DI TRIESTE – SCHEDA STORICA

Un PORTO tra PASSATO e FUTURO
Testimonianza straordinaria di architettura portuale-industriale dell’Ottocento europeo, prezioso ed ormai unico esempio di una struttura portuale che risultava all’avanguardia in Europa per le nuove tecnologie e per i materiali usati, il Porto Vecchio è del tutto diverso dai porti dell’area mediterranea.
Si tratta, infatti, di una “città nella città”, il cosiddetto Lagerhaus, parte di città destinato alla circolazione delle merci, secondo il modello dei porti dell’Europa del nord, soprattutto la Speicherstadt di Amburgo.
Il completamento della Ferrovia meridionale (1857), che finalmente collegava Trieste alla capitale Vienna e alla rete che attraversava i vasti territori dell’Impero asburgico, contribuì ad incrementare lo sviluppo economico e conseguentemente del traffico portuale, vero e proprio cuore delle fortune cittadine. Da qui la necessità per l’impero della costruzione di un nuovo porto.
Dopo una fase progettuale molto lunga, il nuovo Porto venne costruito tra il 1868 e il 1887. Si estende per circa 700.000 mq, comprende cinque moli, 3100 metri di banchine di carico e scarico merci, 23 grandi edifici tra hangars, magazzini ed altre strutture, è protetto da una diga foranea ed è direttamente collegato alla vecchia ferrovia. La sua costruzione determinò variazioni della linea di costa, richiese lavori di bonifica di intere aree e opere straordinarie di consolidamento dei manufatti e delle banchine.
Oggi la vecchia area del porto ed i magazzini ottocenteschi, ormai inglobati nella città, non sono più idonei a funzioni connesse ai traffici commerciali. Comunque le strutture portuali, i magazzini, gli hangars, la centrale idrodinamica (kesselhaus), la sottostazione elettrica di riconversione, le gru, le attrezzature elettromeccaniche, gli apparecchi trasportatori, i sili, con le loro tipologie costruttive, anche se non più operanti sono ancora ben visibili, testimonianze insostituibili per la memoria della città. Attualmente opera ancora l’Adria Terminal , moderna struttura portuale per merci varie, realizzato sul finire degli anni Novanta, che costituisce la parte ancora viva e operativa del Punto Franco Vecchio del Porto di Trieste.
Dal 23 agosto 2001 gli edifici e la struttura urbanistica del Porto Vecchio sono tutelati con vincoli diretti e indiretti dal Ministero per i Beni e le Attività culturali.

IL LAGERHÄUSER DI TRIESTE
Sin dai primi progetti per il nuovo Porto venne usato il termine Lagerhäuser che, come detto innanzi, indica l’impianto strutturale urbano destinato alle operazioni di caricamento, movimentazione, immagazzinamento, stoccaggio dei beni entro lager o hangar multipiano. Fu chiaro da subito, quindi, il modello da seguire nella costruzione dell’opera: un insieme di edifici di notevoli dimensioni (speicher-) e dalle caratteristiche monumentali in grado di coniugarsi alle tipologie edilizie storiche delle città che li accolgono, penetrando il sistema urbano con arterie di circolazione e vie di navigazione, in un insieme unico di scenario urbano di affaccio al mare e funzioni portuali. Questa è appunto la caratteristica che individua la specificità del porto triestino rispetto ad altre realtà italiane.
I magazzini e i depositi si suddividevano in quatto categorie principali: gli hangars (di lunghezza dai 100 ai 400 m con altezza media di 12 m), gli Staatsspeicher, i Kaispeicher (A e B) e i magazzini della Lagerhausgesellschaft che servivano principalmente per depositi di caffè, tabacco, vini e manifatture. Ogni hangar era attrezzato, sui due fronti, di binari che servivano per il carico diretto dai vagoni ferroviari alle unità di navigazione. Le gru idrauliche erano situate sul ciglio delle banchine operative e azionate a vapore. Anche a terra un sistema di gru e montacarichi facilitavano le operazioni di carico e scarico delle merci pesanti. Di tutte queste attrezzature elettromeccaniche resta ancora la gru idraulica davanti al magazzino 6 e il pontone galleggiante URSUS che ora è stato vincolato e se ne prevede un restauro e un riutilizzo.
I primi hangars erano costruiti in legno e pietra, le coperture in cartone asfaltico, il pavimento in legno d’acero rinforzato nel tratto relativo al percorso dei carretti. Le porte, in lamierino ondulato o in legno scorrevano lungo la parete tramite una rotaia in modo da regolare l’apertura prevista per un massimo di 9 m di luce. ( es, magazzino 8). Nella mezzeria della copertura un soppalco, con pareti a lastroni, permetteva la penetrazione della luce negli ambienti interni, liberi di pareti divisorie. Lungo il perimetro sospeso a soppalco si trovava un percorso a galleria o piccole cabine in legno e vetro per gli uffici degli addetti e i dei capi hangars.
Le pese decimali per le merci erano fissate a terra, a livello del pavimento, nelle “fosse per bilance”, leggermente interrate per evitare sollecitazioni e scorrimenti durante la pesatura.
In ogni magazzino si trovava anche un deposito di pompe per il pronto intervento in caso di incendio.
I quattro principali gruppi di edifici portuali
I magazzini e gli hangars furono disposti su tre stradoni paralleli tra loro: uno stradone centrale e due strade, di cui una confinante con la via ferrata. Sono di più tipi:
1) a un solo piano fuori terra
2) a due o tre piani fuori terra con cantina e soffitta, con ballatoi tra gli avancorpi sostenuti da colonnine di ghisa
3) a quattro piani fuori terra con cantina, pianoterra e quattro piani superiori con ballatoi
4) edifici speciali, come la Centrale idrodinamica e la Sottostazione elettrica.
La prima provvedeva al pompaggio dell’acqua pressurizzata per la movimentazione a distanza (sino a 6 km) delle gru e
degli elevatori e/o di tutte le macchine nel porto, la seconda era destinata alla trasformazione dell’energia elettrica che arrivava alla tensione di 27000 volt e veniva trasformata a 2000 o 220 volt per i diversi usi del punto franco compreso quello dell’illuminazione che fino al 1913 era stata con semplici lampade a gas.
A questi sono da aggiungere le “espositure doganali” poste simmetricamente alle radici dei moli, corpi di fabbrica isolati come il “caricabatteria” e la “torneria”, le locande e corpi aggiunti e addossati sui fronti destinati a varie funzioni ( vedi magazzino 20, magazzino 10).
Nella costruzione di questi edifici vennero adottati nuovi metodi edilizi ed utilizzati nuovi materiali, ma all’avanguardia furono anche le particolari opere idrauliche e di consolidamento per superare le difficoltà poste dalle condizioni del sottosuolo. Interessanti a questo proposito sono le configurazioni trapezoidali di alcune piante degli hangars verso riva, dettate proprio dallo stato del terreno. Inoltre, vennero usati bulloni di ferro mentre cinquant’anni prima (es. Ospedale Militare) c’erano solo i chiodi battuti, ed elementi ad “I” profilati sostituirono i profili compositi legati e saldati assieme. Pionieristico pure l’uso del cemento armato, su cui vennero fatte ricerche ed esperimenti all’interno del Porto, al posto delle travi di ferro con le svoltine laterizie.
Il Porto, in pratica, era una sorta di “laboratorio” avanzatissimo in Europa per lo studio e l’impiego di nuove tecniche edilizie e nuovi materiali.
L’architettura degli edifici portuali.
L’architettura dei magazzini e dei manufatti dell’area del Porto Vecchio, unione di funzionalità e romanticismo, nelle sue forme semplici ed economiche era adeguata al tipo di attività portuale dell’epoca.
Nei progetti originari si evidenziano elementi stilistici neogotici e neoromanici che si erano diffusi nella metà del secolo XIX nelle opere pubbliche in Inghilterra, Germania e nell’Impero austro-ungarico. Le costruzioni appaiono austere e solenni con facciate apparentemente spoglie ed essenziali, il cui aspetto decorativo risulta affidato a pochi elementi, e soprattutto ai materiali di costruzione come mattoni, pietra, legno, ferro e ghisa. e alle finiture dei maestri scalpellini ed ornatisti.
Tra gli elementi caratterizzanti delle costruzioni è da segnalare sicuramente il perron, una sorta di alto marciapiede di movimentazione, alto circa un metro, adatto per le operazioni di carico e scarico dai carri ferroviari o da autoveicoli, con le due rampe inclinate ai lati terminali. I perrons sul lato mare servivano anche per la sede dei binari delle grandi gru idrauliche.
Le operazioni sul perron venivano protette da leggere pensiline la cui copertura a leggio era in alcuni casi formata da lamiere ondulate zincate, prodotte dalla della fabbrica di Teschen dell’Arciduca Alberto Federico Rodolfo d’ Asburgo. Alle rampe dei perrons, rigate a dente in tutta la larghezza, si disponevano dei poggiamano colorati in tubo di ferro dolce, con estremità otturate a pomo e ripiegate, saldati tramite bracciali piombati nel muro. A questo proposito risulta interessante l’abbinamento in tutti gli edifici del Porto Vecchio, sia all’interno che all’esterno, di strutture metalliche ad altre in muratura tradizionale. Esempio classico di quest’architettura è il Magazzino 26, il più grande dei magazzini: mattoni a vista, pavimenti in legno o cemento, travi in ferro, putrelle e colonne in ghisa con capitelli corinzi, tutto magistralmente coniugato con eleganti elementi architettonici e, a restauro avvenuto, arredi di design. Non a caso, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, il Magazzino 26 è stato scelto da Vittorio Sgarbi per ospitare il Padiglione Friuli Venezia Giulia della 54a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Oggi, quindi, un luogo di incontro e creatività che si rivolge al mondo delle aziende, della comunicazione e dell’arte.
All’architetto Giorgio Zaninovich, allievo della Wagnerschule di Vienna, dove si elaborava l’architettura più moderna d’Europa, si possono attribuire quattro costruzioni:
* i Varchi del Punto Franco Vecchio con il muro di cinta
* la Casa degli Operai
* la Dogana vecchia
* la Centrale elettrica dei Magazzini Generali
I Varchi e il muro con bugnato, archi, paraste, cornicioni costituiscono il necessario complemento alla monumentalità degli edifici prospicenti alla Stazione. L’architettura di maggior pregio è la Casa degli Operai con mense, servizi ambulatoriali, sale di riposo. Lo stile è semplice perchè funzionale, non mancano decorazioni in stucco, con piante e vegetali che richiamano le fluenze armoniose dello stile Liberty.
In tutta l’area del Porto Vecchio, proprio perché “città nella città”, era diffuso l’uso della lastre di arenaria, che venivano lavorate allo stesso modo di quelle utilizzate nelle strade urbane, in modo da conferire una continuità con le Rive della città.
(Sintesi delle lezioni tenute dalla prof.ssa Diana Barillari, dalla prof.ssa Antonella Caroli, dall’ing. Pierpaolo Ferrante e dal prof. Roberto Spazzali, in occasione delle Mattinate per le Scuole 2015 curata da Mariella Marchi – delegazione FAI Trieste)

Hai bisogno di una guida turistica personale per visitare Trieste? Scrivici: info@informatrieste.eu

Almanacco News

You may also like...