Categoria: la lettera
Inserito: 31.08.2008 03:07
Lezione 1 - El Triestin xè coccolo!!!La visione che hanno i Non-Triestini della città e della popolazione locale è solitamente tragicomica e li capisco.
Chi è nato qui, invece, la pensa ben diversamente. Certo, siamo lamentosi. Sono d’accordo, il “brontolar” è uno degli sport più praticati in città. Certo, non siamo facilmente adattabili alle situazioni nuove e alle cose che cambiano, ma abbiamo i nostri perché!
Il Triestino si considera il Top, nonostante sappia che abita un tantino fuori dal mondo ed è raggiunto dalla moda e dalla modernità con netto ritardo rispetto alle grandi metropoli italiane. Però, “El Triestin Patoco” (Originale, un po’ come dire D.O.C.), nel suo immaginario, si è straguadagnato quello che ha.
Siamo stati liberati solo nel 54. Siamo passati sotto il regime austroungarico, poi le varie guerre, poi le diatribe con i vicini Jugoslavi (all’epoca; oggi sloveni e croati), per non parlare delle terre Istriane che un tempo erano nostre e ci sono state portate via. Non è che siamo stati benissimo. Ed i retaggi si sentono ancora oggi.
Pertanto il Triestino si sente autorizzato, fin dall’utero materno, ad essere così, un po’ sopra le righe. Se l’è guadagnato!!!
Partiamo dalla tenera età: non appena acquista la ragione, il Triestino sogna di scappare da Trieste! Verissimo! E’ successo anche a me! E non appena poggia il piede nella nuova dimora, sente l’impellente bisogno di tornarsene a casa sua, nella sua terra natia, nella sua adorata Trieste, e rimpiange gli anni spesi a sognare luoghi lontani. “Se stava cussì ben a Trieste!”, sospira inconsolabile.
Si, perché è vero! A Trieste si sta bene! E’ una città architettonicamente affascinante, c’è il mare, la collina, il Carso. Non le manca niente. Basta ascoltare chi a Trieste ci ha fatto il servizio militare, negli anni in cui c’era, e che ricorda con affetto la mia città. Chi ci è venuto per lavoro o chi ci è stato in vacanza. Trieste è bella. Ed i Triestini lo sono ancora di più. E se non volete credere a me, credete a James Joyce che ci ha vissuto per un bel po’!
Ma… come sempre c’è il “ma”…
Il Triestino è guardingo. Se lo sai prendere per il verso giusto è amorevole, ti dà il cuore e pure il portafogli, se serve. Nonostante la sua nomea di taccagno cronico, all’occorrenza, non si risparmia e ti cede volentieri quello che ha, senza pensarci due volte.
Se, invece, non riesci a fartelo amico… allora sei un emarginato e basta. Un “Foresto”. La particolarità è che il Triestino finge raramente, pertanto, se gli stai “sulle togne” (Sulle scatole), te ne accorgi al volo!
Carissima Amica Trentina che scrivi che “Non cederai il posto sul bus, non imparerai mai ad ordinare un caffè o non accetterai che ti si parli in dialetto in panetteria”, prova a pensare che il Triestino ti considera un ospite (E lo sei) e, visti i retaggi austrungarici, e la fermezza con la quale è stata impartita alle vecchie generazioni la buona educazione, essere scortesi in casa altrui è da considerarsi disdicevole!
RITINTEGGIAMO IL TRIESTINO PER COM’E’:
COCCOLO!Coccolo: parola fondamentale del dialetto. Coccolo significa tutto: bello, carino, spiritoso, geniale, buffo, divertente… Qualsiasi cosa bella o buona è coccola! Triestini compresi!
Il Triestino è coccolo di natura! Anche quando è brontolone! Anzi, soprattutto quando lo è!
Vero che c’è sempre un brontolone in giro, ma è coccolo e fa divertire gli astanti. Che ci si trovi in fila in posta, al cup, in salumeria, il Triestino (solitamente anziano) e brontolone, tira su di morale e spezza la monotonia dell’attesa!
Nel farneticare contro le istituzioni, il governo, le file e quant’altro, il geniale “Veceto” (Vecchietto) spara delle battute divertenti che non puoi startene lì infastidito! Ridi!
Frasi del tipo: “Ciò, i xè ‘ndai a copar el porco?” (Sono andati ad ammazzare il maiale?), sono all’ordine del giorno sia in salumeria che in macelleria. L’altra settimana, in un ufficio postale, un arzillo anziano ha iniziato a sbuffare, si è alzato ed ha cominciato nervosamente a passeggiare nella sala tra le seggiole gremite. Ad un certo punto ha notato un signore completamente pelato. Si è fermato e gli ha detto: “Ahhh, vedo che anca lei la speta de molto!!!”.
Il tutto, ad un volume sproporzionato, affinchè tutti i presenti siano coinvolti… si perché il triestino non parla, grida! E non lo fa per se stesso, ma lo fa per uno spirito di comunione con chi gli sta intorno! Sebbene veniamo marchiati come esseri solitari, la solidarietà momentanea è una costante onnipresente. All’occorrenza, siamo tutti una grande famiglia! La famiglia Triestina!!!
Cristina