Inserito: 18.03.2010 15:19
Sovvenzioni pubbliche, un aiuto all’editoria di cultura? Zero. Lo sa bene Piero Budinich, neo editore impegnatissimo con Beit, la casa editrice che scopre i paesi e le letterature dell’Est Europa, cercando titoli non tradotti in Italia e godendo già di un distributore nazionale. «Essere microscopici - dice - è penalizzante per lo sviluppo, come ”nicchia” andiamo bene, uscendo le abbiamo prese». Da chi? Dal mercato. Che nella marea devastante di titoli non riesce a dare giusta luce a tutti quelli di narrativa.
Ma Budinich sperava che ambasciate, istituti di cultura, la Ue stessa avessero dei soldi per diffondere cultura all’estero. «Niente - dice sconsolato -, io sono fuori da tutti i parametri possibili, né credo nelle fiere letterarie, sono cose effimere, io credo nella costanza della qualità».
Anche un editore del tutto diverso, ultimamente molto presente in libreria, a volte si sarebbe aspettato un incoraggiamento. È Claudio Luglio, che a un’azienda stampatrice ha affiancato l’editrice, ora stampa in proprio grazie al digitale e dunque corre, forte anche di un consistente numero di archivi fotografici storici cui ha accesso o che possiede per passione.
«Ho fatto la storia dei cantieri navali San Marco di Monfalcone - racconta -, per il centenario, in fondo è un’opera culturale fare storia delle imprese, pubblicare archivi fotografici restaurati, che così diventano patrimonio di tutti, ho chiesto un contributo al Comune di Monfalcone: niente. Adesso mi sono stancato di chiedere». Dalla musica, con le cantate complete di Bach in due volumi, ai fumetti e allo sport, con la storia della Triestina, da più facili cose in dialetto, ai 36 calendari su argomenti diversi (e tutti fotografici) Luglio pubblica da 10 anni, a pagamento solo gli autori locali. Ed è uno dei rari «industriali» contenti. «Non sento la crisi -, sorride -, ho anche soddisfazioni economiche, un libro sulle navi l’ho venduto con Internet a New York...». Ma Luglio rimpiange tanto le fiere del libro. Come l’Editoriale Scienza ha nostalgia di Fest, morto appena nato e fonte di grandissimi successi. «Gorizia e Pordenone - dice Luglio - hanno festival letterari e di storia, a Trieste è morta ogni idea. Questione di soldi? Io credo che dipenda da volontà politica». Roberto Fonda (già Parnaso): «A Trieste prevale una mentalità ”boteghera”, per questo la ”piazza Gutenberg” è finita. Noi editori eravamo disposti a investire nel tempo, i librai no, e così non siamo stati appoggiati dalla Camera di commercio».
(g. z. - il Piccolo)







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