Inserito: 08.02.2010 13:38
Docenti a tempo pieno o a tempo parziale? Pare che operativamente, almeno all’università, cambi ben poco. Né la sentenza del Tar, visto che parecchi degli allora ricorrenti sono in quiescenza, sembra poter introdurre turbative nel corpo insegnanti. Dice il rettore Peroni: «Io mi sono limitato a registrare la soccombenza di quel gruppo nella causa in questione. E osservo che dal nostro punto di vista la vicenda non ha avuto seguito. Da giurista, invece, non essendo entrato nel dettaglio della materia, preferisco non avventurarmi in giudizi. Ne ho preso atto e basta».
«C’era un avvocato di Firenze che stava risollevando la questione – aggiunge il professor Pio Nodari – ma io non ho accettato, sarebbe stato scorretto nei confronti del nostro avvocato, che ci ha seguito dall’inizio. Era un caso nazionale, ma non tutti hanno rifirmato il ricorso quando è stato ripreso recentemente. In molte altre parti d’Italia cause analoghe erano già stata respinte, si sapeva in partenza che sarebbe stata difficilissima da vincere. Per certi versi l’avevamo già archiviata mentalmente».
Ma, trattamento economico a parte, dove sta la differenza principale tra tempo pieno o parziale? E, soprattutto, può incidere nell’organizzazione?
Fabio Padovini insegna all’Università diritto civile, alternando l’impegno alla libera professione. Ma non vede limiti né incongruenze nell’attuale regime. «Dal tempo della riforma del 1980 – racconta – chi svolge attività libero professionale è tenuto a optare per il part-time. Semplicemente non ci sono soluzioni diverse, mentre esistono, ovviamente, due trattamenti economici diversi. A spanne direi che esiste sempre una certa preferenza da parte dei docenti per il tempo pieno. Ma non è un dato immutabile».
La stessa legge dell’80, infatti, consente di cambiare l’opzione ogni due anni, passando da tempo pieno a parziale o viceversa. Un escamotage che, assicurano gli stessi, diretti interessati, non incide per niente sull’organizzazione. «Fatto salvo il diverso trattamento – precisa Padovini – obbligo didattico è lo stesso, e dunque il regolare svolgimento delle lezioni è sempre garantito».
(f.b. - il Piccolo)







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