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Fiera degli Indiani d'America

Categoria: eventi
Inserito: 02.12.2009 18:53

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Country Christmas, una novità assoluta in Italia, porta il mondo country in una manifestazione fieristica

Apre giovedì 3 dicembre alla Fiera di Pordenone un salone nuovo per il panorama fieristico italiano, Country Christmas, l’evento dedicato al country style e alla vita all’aria aperta, in programma presso il quartiere fieristico pordenonese fino a domenica 6 dicembre. La manifestazione è frutto della partnership tra Pordenone Fiere e Ranch Accademy, l’associazione guidata da Natalia Estrada e dal suo compagno Andrea Mischianti. “E’ un Salone che vuole trasmettere l’amore per la natura, la vita all’aria aperta e per i cavalli, che ora sono la mia vita, - il commento appassionato di Natalia Estrada su questa iniziativa da lei fortemente voluta, e continua - Siamo sicuri che entrare in contatto anche se solo per poche ore nel mondo country riuscirà a coinvolgere tante persone invitandole a riflettere sul senso della loro vita e sul valore del ritorno alle origini.” I visitatori di Country Christmas potranno immergersi in un’atmosfera coinvolgente che attraverso un filo rosso tematico unisce e crea sinergie tra le tantissime attività proposte da questa innovativa manifestazione. 5 padiglioni, 16.000 mq di esposizione 130 espositori, questi i numeri di un evento che nasce già grande e assume già da questa prima edizione una rilevanza internazionale. “Crediamo fortemente in questa iniziativa e siamo ben felici di portare a Pordenone un evento di caratura internazionale dedicato ad un mondo, quello dell’allevamento e della cura del cavallo che non è lontano dal nostro – il commento di Alvaro Cardin, presidente di Pordenone Fiere, che continua – il Friuli è la regione che ha la più alta concentrazione di maneggi in Italia e lo stile country è assolutamente di moda anche da noi”.
Non solo cow-boy ma anche gli indiani saranno i protagonisti di Country Christams: un grande Villaggio Indiano sarà allestito al padiglione 3, animato da danze cerimoniali, musica etnica, conferenze, dibattiti e testimonianze, negozi di artigianato tribale: tutto per far capire ai visitatori la vera cultura dei nativi americani. Come è strutturato un accampamento attraverso al tecnica del cerchio sacro, Little Big Horn: storia e leggenda dell’epica battaglia tra il Generale Custer e la gente di Cavallo Pazzo e Toro Seduto, il Tepee Indiano: storia, tecnica e tradizione, sono alcuni dei temi degli incontri tenuti dai cavalieri della riserva Alpitrek che condurranno al pubblico seduto a terra al centro del cerchio sacro come nella migliore tradizione degli American Indians. Un grande conoscitore degli indiani racconterà la loro storia a Country Christmas: Mauro Ferraris, un personaggio che darà molti spunti agli appassionati di storie di viaggi e di cavalli: decano del trekking a cavallo, ora vive nel suo tipì in Valle Stretta, alto Piemonte, nonostante l’età avanzata, corroso dai reumatismi e dalle numerose ferite ricevute negli inquieti anni passati. Dopo aver attraversato le montagne dell’Afghanistan, le steppe dell’Ucraina, le praterie del Wyoming ha scelto di vivere in questo posto che lui definisce “pieno di energia positiva che riesce a tenere lontano gli spiriti del male anche nelle notti più cupe”. Dappertutto, oggetti che raccontano: coltelli, guaine, fodere, cappelli, tessuti, pelli. Ferraris ha viaggiato molto nella sua vita, con uno spirito libero portando con sé il minimo indispensabile. «Solo così, lasciando a casa quello che non serve, puoi davvero sentirti a casa ovunque: sotto le stelle dell’Assekrem, sulle Sierras messicane o sui monti dell’Afghanistan» racconta. «Mi ero lasciato alle spalle tutto: gli amici, i compagni, la città. Cercavo valori. Umanità, silenzio. Ho trovato tutto questo sulle Alpi, a mezz’ora da Torino. Non ero solo: avevo con me un fratello, Gregorio». Vero nome: Gregorio Luciano Quintilio. Molto più che un compagno: un cavallo. «L’unico vero cavallo che abbia mai avuto». Insieme, Mauro e Gregorio hanno scritto pagine di storia dell’equitazione alpina, tracciando rotte sul filo dei ghiacciai: il Rosa, il Gran Paradiso. «Dai montanari ho imparato a cavarmela in qualsiasi situazione, recuperando la manualità perduta. Ma i grandi maestri sono stati gli indiani, i Lakota Sioux di Fort Laramie, il popolo di Cavallo Pazzo. Sono stato con loro per un anno intero. Credevo di saperla lunga. Poi, quando li ho visti cavalcare a pelo, ho capito. Per un anno, per rispetto, ho evitato di montare in sella su un quadrupede. Loro sì, sono cavalieri».
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