Inserito: 29.04.2009 12:35
Una giovane donna con cinque figli e un marito rimasto disoccupato a causa della crisi economica - la sua ditta è fallita - ha scoperto che il proprio lavoro, di minor reddito rispetto al precedente cui ha voluto rinunciare per aver cura dei bambini, non riesce da tempo a pagare l’affitto della casa Ater in edilizia convenzionata che era riuscita ad avere, che per di più è fradicia di muffe per lavori edilizi malfatti e quindi anche insalubre: l’ente è in contenzioso con la dittà esecutrice. Sfratto? Cambiar casa? Averne una da qualcuno? Rifare domanda all’Ater? Farsi aiutare dai servizi sociali? «Io - dice la signora - ho battuto a tutte le porte, ma non sono tipo da Caritas, devo farcela diversamente».
Ma come, in frangenti in cui basta poco per rompere l’equilibrio economico, non è facile da capire, perché il caso è nello stesso tempo emblematico e comune a tanti. Trieste è piena di gente che deve trovar casa o non può più mantenere quella che ha, pressata tra mutui che si sommano a prestiti, affitti di mercato che non scendono e nuove agevolazioni che appena adesso prendono piede (la domanda per l’abbattimento dell’affitto, finanziata dal Comune attraverso la Regione con 600 mila euro, va presentata proprio all’Ater entro il 20 maggio).
Vari osservatori dicono come stanno le cose. Già nel 2007 Trieste è stata la provincia in regione col maggior numero di sfratti esecutivi: 278 rispetto ai 269 della grande provincia udinese, quasi un terzo dell’intero Friuli Venezia Giulia che ne ha conteggiati 973, di cui 820 per morosità, pari a oltre l’84%, come spiega Giorgio Apostoli del Sunia. «La tendenza - dice - non cambia, anzi peggiora».
L’Ater stessa è bersagliata da domande urgenti come quelle della citata signora. Si scontrano però con un bando per l’edilizia sovvenzionata chiuso già nel 2007 e che come si sa ha 5000 famiglie in attesa di un tetto, il più alto numero di tutto il Friuli Venezia Giulia. Non solo, ma come racconta la presidente Perla Lusa, «nel 2008 su oltre 10.800 famiglie 770 hanno chiesto la riduzione del canone avendo avuto un calo di stipendio pari o superiore al 30%, e quasi nella metà dei casi (336) esso era dovuto all’improvvisa perdita del lavoro». Quasi il 10% di inquilini in difficoltà. E solo a Trieste l’Ater adegua l’affitto allo stipendio effettivo.
Le assistenti sociali, se interpellate, non sanno risolvere problemi urgenti di casa. Il Comune possiede 2182 appartamenti, 1099 sono già gestiti dall’Ater, 663 sono per gli sfrattati («tutti occupati» assicura l’assessore al Patrimonio, Claudio Giacomelli) e 27 per «emergenza sociale»: che non è la mancanza di soldi, ma il disastro vero (dissesto, incendio). Ne restano liberi solo un paio. Neanche la Fondazione Caccia Burlo, che di appartamenti ne ha 243, riesce in questi giorni a soddisfare la domanda: di recente su 1800 appelli ha potuto accontentare solo 28 persone, l’1,6%. E anche per la signora con cinque figli la Fondazione non ha potuto mettere a disposizione una casa. Ma l’assessore alle Politiche sociali, Carlo Grilli, rilancia l’innovativa Agenzia per l’affitto che con la copertura degli enti pubblici e di categoria favorisce l’affitto agevolato tra privati con un fondo di garanzia di 50 mila euro anche a chi non rientra nei limiti di reddito per l’Ater: «Finora solo 6 contratti firmati - dice Grilli -, ma le domande sono già 135 e anche i proprietari privati cominciano a conoscere lo strumento, e a farsi avanti». (il Piccolo)







Quiz risolto! 

















